Per qualcuno l’estate significa la gioia di interrompere finalmente la routine “invernale”. Per qualcun altro le penetranti avvisaglie estive portano la sofferenza di dover continuare a lavorare coi raggi del sole che pervadono ogni angolo d’ombra della nostra città.
Per i sigoniani l’estate sarà un breve intervallo (il battito d'ali di una farfalla). Ci prendiamo una vacanza, ma… ci rivedremo a settembre!
Ritorneremo più attivi ed efficienti. Ritorneremo con tre mesi di avventure da raccontare…
Perché per noi sigoniani non è possibile mettere da parte la nostra anima da cercatori di parole: i nostri occhi, le nostre orecchie, le nostre narici, le nostre anime non andranno in letargo… Saremo sempre pronti a cogliere ogni sensazione che ci circonda e trascriverla sul block notes, sul portatile, sul blog, su un foglietto di carta straccia, su uno scontrino, sulla mano…
Ritorneremo più abbronzati, più grandi, più saggi… Ma ritorneremo, tutti (o quasi). A scrivere, sussurrare, sognare. A leggere, ridere, studiare. A testimoniare che i ragazzi non sono solo droga e video demenziali, stragi prefestive e bullismo d’accatto. Ma anche menti sani in anime sane che si nutrono di curiosità e riflessioni, di sensi e passioni.
Perché noi sappiamo che ogni giorno ha un senso solo se riusciamo ad raccattare un po’ di cibo per il corpo, un po’ di cibo per la mente, un po’ di cibo per lo spirito.
Buone vacanze e buona lettura. Perché il tempo della lettura, come il tempo dell’amore, dilata il tempo della vita (D. Pennac)
(redazionale per SMOOL, a 4 mani con Claudia)
mercoledì 6 giugno 2007
martedì 5 giugno 2007
Generazione di anellidi?
Questa mattina il prof. ci ha tediato dicendo che siamo una generazione senza... spina dorsale, anche per colpa dei genitori che ci viziano troppo e della scuola che non premia abbastanza la meritocrazia. Cosa ne pensi?
lunedì 4 giugno 2007
Il profilo di una liceale
Questa mattina il prof. ha disegnato il profilo estivo di una liceale. Cosa ne pensi?
lunedì 28 maggio 2007
martedì 22 maggio 2007
La mia cameretta
sollevo faticosamente dalla mia nebbiosa memoria il secchio del periodo rosso.
comunista e cattolico. del dissenso, ovviamente.
don milani, appunto. e don girardi che tentava di sposare carlino col nazzareno.
e il poster del che sopra il letto comprato usato. e ezra pound. accanto alla foto di un’esile biondina. e i jetro tull e nil yang e hendrix e.
e la sepolta angela devis.
e l’inquietante presenza di feltrinelli.che ci faceva lì?
il fascino dei bombaroli oltre all’incanto della croce e della falce?
credo di sì. temo di sì.
amavo quel prete latino che imbracciò il mitra per vendicare i peones. come si chiamava? non lo ricordo. eppure lo citavo sempre. in tutti i miei temi. e negli interventi alle assemblee studentesche.
io, timido leader dai lunghi capelli e corti pensieri. e la sciarpa rossa sull’eskimo consunto.
e un libro di majakovskij in tasca.
eppure non ricordo il nome di quel prete.
fumavo gitanes senza filtro. e mi piaceva camminare nella nebbia.
mi salvò la superficialità, ancora.
e una ragazza.un corto montgomery giallo su lunghe calze nere. e occhioni curiosi.
c’è anche una chitarra in quella foto.
non ho mai imparato a suonarla bene. troppe cose iniziavo contemporaneamente. l’arte, la musica, la poesia, l’amore, la lotta. non c’era mai troppo tempo per qualcosa. e poco tempo per tutto. ma era vita.
ora ho troppo tempo per lavorare e poco tempo per vivere. e mi consolo dicendomi che lavorare è comunque vivere.
amici che hanno vissuto più in profondità il succo di quella foto se ne sono andati. un buco di troppo. uno sparo di troppo.
e sul comodino: un martini. ingenua cifra delle mie aspirazioni borghesi.
Primavera
è pasqua
mi sono svegliato presto. e brancolando come un bradipo assopito ho spalancato la finestra. sole e profumo di primavera. e desiderio di un backup di antiche pasquette. prima che la dipartita di milioni di neuroni cassino indelebilmente altri settori di memoria.
la vecchia cinquecento blu con la portiera controvento tossicchiava allegramente per 100 e + chilometri. era un viaggio impegnativo e papà vi programmava 2 soste rituali per il caffè, la pisciatina e l'apertura scaramantica del cofano per raffreddare il motore.
arrivavamo dalla nonna ancora in tempo per la prima colazione. con il caffè d'orzo e qualche fetta di salame chiaro che si scioglieva sulla polenta abbrustolita. gli uomini finivano il pasto con un bicchiere di chiaretto.
la pasqua scorreva liscia fra corse e grida e e chiacchiericci con parenti e amici. poi si mettevano a cuocere le uova con l'erba, le rape rosse e non so cos'altro per colorarle di verde, rosso e giallo.
il lunedì, dopo aver munto, rifatto il letto alle mucche e sfamato i porci, tutta la famiglia e tutte le famiglie del villaggio partivano per il colle.
c'era sempre il sole. e la valle rifioriva di coperte fatte a mano, e di ceste casalinghe, e di salsicce che sudavano grasso su fiamme improvvisate.
noi ragazzini giocavamo a calcio in canottiera sbirciando le ragazze dai lunghi capelli che giocavano a fare le grandi.
l'erba era alta e l'aria densa di promesse. le prime rondini sfioravano i nostri imberbi desideri. ed il tramonto calava sempre troppo in fretta.
mi sono svegliato presto. e brancolando come un bradipo assopito ho spalancato la finestra. sole e profumo di primavera. e desiderio di un backup di antiche pasquette. prima che la dipartita di milioni di neuroni cassino indelebilmente altri settori di memoria.
la vecchia cinquecento blu con la portiera controvento tossicchiava allegramente per 100 e + chilometri. era un viaggio impegnativo e papà vi programmava 2 soste rituali per il caffè, la pisciatina e l'apertura scaramantica del cofano per raffreddare il motore.
arrivavamo dalla nonna ancora in tempo per la prima colazione. con il caffè d'orzo e qualche fetta di salame chiaro che si scioglieva sulla polenta abbrustolita. gli uomini finivano il pasto con un bicchiere di chiaretto.
la pasqua scorreva liscia fra corse e grida e e chiacchiericci con parenti e amici. poi si mettevano a cuocere le uova con l'erba, le rape rosse e non so cos'altro per colorarle di verde, rosso e giallo.
il lunedì, dopo aver munto, rifatto il letto alle mucche e sfamato i porci, tutta la famiglia e tutte le famiglie del villaggio partivano per il colle.
c'era sempre il sole. e la valle rifioriva di coperte fatte a mano, e di ceste casalinghe, e di salsicce che sudavano grasso su fiamme improvvisate.
noi ragazzini giocavamo a calcio in canottiera sbirciando le ragazze dai lunghi capelli che giocavano a fare le grandi.
l'erba era alta e l'aria densa di promesse. le prime rondini sfioravano i nostri imberbi desideri. ed il tramonto calava sempre troppo in fretta.
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